Uscendo da un concorso di canto in una cittadina di provincia un gruppetto di giurati si reca in un ristorante per una cena tardiva. Alfredo, oscuro cameriere con la passione della musica, si fa in quattro per servirli. I giurati lo coinvolgono nella conversazione e non appena vengono a sapere che è il suo compleanno Virginia Zeani e Joan Sutherland fanno un brindisi cantando insieme “Amami, Alfredo”.
E’ facile immaginare l’emozione dell’uomo di fronte a due dei maggiori soprani dell’epoca che cantano per lui.
Solovăstru, divisione amministrativa di Mures, Transilvania. Un villaggio a margine di Reghin, una piccola città – a quell’epoca conta poco più di 10.000 abitanti – in cui convivono sassoni, rumeni, zingari ed ebrei. Lì, nel 1926 nasce Virginia Zehan, una delle maggiori cantanti d’opera del XX secolo. Si racconta che appena nata urlasse talmente che la levatrice che non sapeva più che fare le diede una zolletta di zucchero intrisa di caffè …
Oggi vive in Florida e ad oltre 90 anni continua ad insegnare canto, come fa dal 1980 quando, insieme al marito Nicola Rossi Lemeni, basso e poeta italiano, fu nominata professore all’Indiana University di Bloomington.
La sua famiglia non era ricca e la casa in cui è venuta al mondo, priva, come racconta lei stessa, di acqua corrente e di elettricità, doveva essere ben diversa da quella in cui vive oggi a Palm Beach, dove ha anche la piscina (in cui le è anche capitato di trovare un coccodrillo di due metri, ospite indesiderato).
Se non c’è la corrente non c’è neppure la radio. Da dove arriva dunque il suo dono musicale? In realtà in Romania danza e musica sono onnipresenti e la divisione amministrativa di Mures è la patria rumena degli zingari, popolo musicista per definizione che anima i matrimoni di ogni confessione religiosa. I liutai di Reghin stanno al paese come quelli di Mirecourt stanno alla Francia o quelli di Cremona all’Italia.
In un’intervista recente Zeani racconta di aver cantato sempre, che è nata cantante come altri nascono pittori o poeti, ma che fu una hora, ballo collettivo accompagnato dagli zingari a fargliene prendere coscienza. La famiglia pensa che sia un po’ matta, lei che se deve dire qualcosa a sua madre canta invece di parlare.
Ha nove anni. Nella nuova scuola di Bucarest, dove la famiglia si è trasferita c’è un coro; la voce della bimba emerge tra quelle delle sue compagne e l’insegnante incomincia a impartirle lezioni di canto. Alcuni anni dopo attrae l’attenzione di Lydia Lipkowska, grande soprano nato nell’oblast di Bessarabia (quella che oggi è la Repubblica Moldava e che all’epoca faceva parte dell’Impero Russo), stabilitasi in Romania dopo essere fuggita dai bolscevichi ed aver concluso la sua carriera di cantante. Lipkowska cerca di ottenere dalla madre di Virginia il permesso di darle lezioni ma ne ottiene un rifiuto. Ritenendo che se si vuole davvero qualcosa si fa qualsiasi cosa per ottenerlo, la madre suggerisce alla figlia di cantare nel coro della chiesa, dove la pagheranno, così potrà affrontare lei stessa il costo delle lezioni.
La voce di Virginia strega l’ambasciatore italiano e le offre la possibilità di completare la sua formazione a Milano. E’ il 1947, i comunisti si stanno impadronendo del potere: in pochi mesi tutto cambia nella sua patria d’origine. Il giovane re Michele è costretto all’abdicazione e all’esilio, le frontiere si chiudono e Virginia Zeani si ritroverà sola e senza risorse in un paese straniero che però presto diventerà il suo. Quanto ai genitori, non li rivedrà per 16 anni.
Alla fine di quell’inverno, a Milano dove vive Aureliano Pertile, grande tenore che sogna di avere per professore, la giovane si chiede come entrare in contatto; sarà l’incontro con il colonnello Giovannini e sua moglie poco dopo il suo arrivo ad offrirgliene la possibilità. I Giovannini la prendono sotto la loro ala protettrice e, avendola udita cantare, le parlano di uno dei loro amici, che non è altri che Pertile.
Con l’indirizzo del suo idolo in tasca la giovane Virginia si affretta a bussare alla sua porta. E’ lui stesso ad aprirle: l’emozione è tale da impedirle di parlare, scoppia in pianto. Pertile la fa entrare, la moglie le porta dell’acqua e quando finalmente lei riesce a spiegare che desidera chiedergli un parere sulla sua voce il vecchio tenore l’invita a tornare l’indomani: ci sarà infatti anche l’accompagnatore. Conquistato dalla Bohème che canta, le propone di aiutarla a migliorare colore e dizione e non chiede di essere pagato; poiché lavora bene a maglia Virginia si sdebiterà facendo golfini per sua moglie.
L’anno successivo Zeani sostituisce nel giro di tre giorni un soprano indisposto. Sicura di sé, mente per ottenere la parte, affermando di avere già cantato la Traviata in rumeno all’opera di Bucarest mentre in realtà non ha mai cantato con orchestra. Nonostante sia assalita dal terrore al momento di entrare in scena la sua interpretazione drammatica di Violetta ottiene un successo tale che le vengono proposte trenta repliche. E’ l’inizio di una grande carriera: oltre alla settantina di altri ruoli interpreterà Violetta 648 volte, più di qualsiasi altra cantante. I fan la chiameranno L’Assoluta, come Maria Callas era chiamata La Divina e Renata Tebaldi L’Angelo.
Qualche anno dopo la chiamano a sostituire Maria Callas nel ruolo di Elvira (I Puritani). Nella parte dello zio di Elvira, Sir George Walton, un giovane basso: Nicola Rossi Lemeni. Vedendolo sempre truccato e in costume di scena, Virginia non si rende conto della sua giovane età e sarà molto sorpresa ritrovandolo nel 1956 nel ruolo di Giulio Cesare. Sarà l’inizio di una lunga storia d’amore e d’amicizia. A suo marito Zeani attribuisce un solo difetto, quello di essere partito troppo presto, nel 1991.

Cantante dalla voce calda e dall’eccezionale presenza scenica, ha registrato poco ma su YouTube si possono trovare diversi pezzi live.
Nel 1980 l’Universita dell’Indiana invita la coppia ad insegnare a Bloomington. Si conclude così il periodo italiano di Virginia Zeani, che da allora abita negli Stati Uniti. Dopo la morte del marito nel 1991 continua ad insegnare per una decina d’anni per poi trasferirsi in Florida all’inizio degli anni Duemila.
Una risposta su “Virginia Zeani – l’Assoluta”
non sono un’esperta di lirica ma Virginia Zeani la conoscevo, grazie per avermela ricordata