Lo diceva già Talete 2600 anni fa: l’acqua è il principio supremo; la Terra non è altro che acqua condensata, l’aria acqua rarefatta. Senza l’acqua non potremmo esistere.
Lo diceva già Talete 2600 anni fa: l’acqua è il principio supremo; la Terra non è altro che acqua condensata, l’aria acqua rarefatta. Senza l’acqua non potremmo esistere.
Viollet-le-Duc, lo conoscete? E’ lui che ha restaurato (ed ampiamente ricostruito) i più noti monumenti medievali francesi, come ad esempio Carcassona e Pierrefonds. La sua filosofia si rispecchia perfettamente nella dichiarazione
“Restaurare un edificio non significa assicurarne la manutenzione, ripararlo o rifarlo; significa invece riportarlo ad uno stato di completezza che può non essere mai esistito.”
Se è vero che una cucina zingara vera e propria non esiste, ci sono però piatti e preparazioni che si rifanno a questo popolo venuto dall’Oriente. Si tratta praticamente sempre di piatti dal sapore deciso, dovuto ad un condimento che comprende la paprika forte, come quello usato in questo pollo alla zingara.
Molto tempo fa, in una cucina nuova nuova che avrebbe dovuto essere definitiva, dopo un’altra cucina in un appartamento in affitto dove si era vissuti benissimo con la metà delle cose contenute negli scatoloni.
Finalmente si sarebbero potute tirare fuori le cose dell’Uno e dell’Altra, entrambi reduci da lunghi anni passati in continenti diversi.
Ma che cosa mangiano gli zingari? Esiste una vera e propria cucina zingara?
Considerando il loro modo di vivere attraverso i secoli vi sono ben poche possibilità che abbiano potuto creare dei piatti esclusivamente loro.
Partiti dall’India settentrionale dove facevano parte della casta più bassa – quella degli intoccabili -, hanno viaggiato per mezzo millennio prima di raggiungere e stabilirsi nei Balcani, proprietà dei potenti fino all’abolizione della schiavitù, poi teoricamente liberi, ma pur sempre intoccabili.
Prima o poi capita a tutti: ordiniamo un apparecchio online perché il prezzo è particolarmente interessante o perché non lo troviamo a una distanza ragionevole da casa, e aspettiamo impazientemente la consegna.
Arriva il corriere con il pacco.
Siamo appena scesi dalla macchina. Attorno a noi diversi cani pastori dei Carpazi ci osservano, tranquilli ma attenti, rassicurati dall’atteggiamento amichevole del loro padrone. Improvvisamente due palle di pelo grigio schizzano fuori dal bosco e sfrecciano giù per la collina, seguite dagli sguardi degli adulti che si riposano al sole. Ci passano davanti a tutta velocità per poi frenare di botto fermandosi davanti a Maya
“Ecco Fraga e questa è sua sorella, Furba. Le avevo tenute per me ma, viste le circostanze vi possiamo dare Fraga, se volete.”
Come non iniziare questa galleria di ritratti con il più famoso – ma anche il meno conosciuto dei personaggi legati ai Carpazi ed alla Transilvania?
Già, parlo proprio di lui: Dracula in persona.
O, per essere precisi, del personaggio storico al quale si è (in parte) ispirato Bram Stoker e che oggi è pretesto di «Dracula-Tours» con annessi e connessi.
Qualcuno martella sulla porta, il cane ringhia, una voce grida: “Signora, Signora, apra!” Sembrerebbe una questione di vita o di morte ma è soltanto uno zingaro che vuole vendermi dei mirtilli. Questa volta non li posso prendere: non ho tempo di farne nulla fino alla prossima settimana e il congelatore è ancora pieno di quello che gli ho comprato in passato: frutti di bosco, pescetti da friggere, funghi. Se ne va a mani vuote, piuttosto arrabbiato – sono la sua cliente migliore in paese e gli ci vorrà tempo per far fuori il suo secchio di frutti.
Il sambuco comune (sambucus nigra) è un grande arbusto che cresce con grande facilità nelle campagne europee e nordamericane. Non serve piantarlo in giardino: basta seguire un sentiero o una strada ed eccolo, facilmente riconoscibile in maggio/giugno per le grandi infiorescenze costituite da minutissimi fiori bianchi, che in autunno si trasformano in grappoli di bacche scurissime, quasi nere.