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George Enescu e la sua musa

Dalla corda tesa al Guarneri del Gesù

 

Alla festa del paese il piccolo George, affascinato, ammira i musicisti di strada: è la prima volta che sente suonare musica e ne è completamente rapito.

Quando torna a casa tende una corda su un’assicella e prova a cavarne delle note. Poiché la passione dura i genitori finiscono per regalargli un violino. Ma è un giocattolo e George, deluso e arrabbiato, lo scaraventa per terra e lo rompe.

Finirà con l’ottenere soddisfazione ed ottenere un violino vero da cui cercherà subito di cavare una melodia suonando – su una  corda sola – le canzoni popolari dei musicisti di strada.

Cosi incomincia la storia di colui che Pablo Casals considerava «il maggior fenomeno musicale dopo Mozart e uno dei  più grandi geni della musica moderna»: George Enescu che una ventina di anni più tardi entrerà in possesso di uno dei violini più preziosi al mondo, un Guarneri del Gesù del 1731 detto “The Cathedral”; restaurato dopo i lunghi anni di sonno successivi alla morte del compositore nel 1955, dal 2008 è affidato al violinista romeno Gabriel Croitoru.

Figlio di un agricoltore e della figlia di un pope, George nasce in un villaggio nel nord est dell’attuale Moldavia romena, non lontano dall’antica capitale del Principato di Moldavia: Iasi, città di cultura che da meno di vent’anni ha ceduto il passo a Bucarest, la capitale valacca con la quale ha condiviso il potere tra il 1859 ed il 1862, anno in cui l’Unione dei Principali di Moldavia e Valacchia è diventata Romania.

Il piccolo Enescu attira l’attenzione del compositore Eduard Caudella e a cinque anni incomincia a studiare composizione. Due anni dopo il suo talento gli vale l’ammissione al Conservatorio di Vienna, seconda eccezione dopo il violinista Fritz Kreisler (e prima per un non austriaco) fatta dal venerabile istituto alla regola che esige che i candidati entrino soltanto dopo il compimento dei 14 anni di età.

Diplomatosi a 13 anni, continua a studiare presso il Conservatorio di Parigi. Proprio nella capitale francese l’orchestra Colonne, all’epoca una delle più importanti del mondo, suona per la prima volta la sua prima opera “matura”: il Poema Romeno. Siamo nel 1898, Enescu non ha ancora 17 anni ma ha già alle spalle una carriera da solista, sebbene si consideri innanzi tutto compositore. Sarà anche direttore d’orchestra e violinista, e terrà corsi di interpretazione. Il suo allievo più noto è certamente  Yehudi Menuhin, che gli riserva un’ammirazione sconfinata («Enescu mi ha dato la luce che ha guidato la mia intera esistenza», «l’essere umano più straordinario, il musicista più grande e l’influenza più formativa») ed al quale lo legherà per sempre un’amicizia profonda.

 

George Enescu
George Enescu

 

Enescu aveva una memoria eccezionale (si diceva di lui che se si fosse persa tutta l’opera di Beethoven avrebbe potuto riscriverla per intero): purtroppo proprio per questo alcune suo opere sono andate perse, perché non le aveva mai scritte.

 

Il musicista e la principessa

 

Straordinario, lo è anche nella vita privata, contrassegnata da un amore incondizionato per Maria Cantacuzino che aspetterà per quasi trent’anni prima che lei si decida a sposarlo ed alla quale resterà vicino nei momenti difficili, sostenendola anche finanziariamente quando i figli le toglieranno la capacità di gestire il suo immenso patrimonio dopo un tentativo di suicidio.

Il giovane Enescu incontra colei che viene ritenuta la più bella principessa dell’epoca a un concerto privato al quale è stato invitato a partecipare  nel palazzo della regina Maria di Romania. Sarà l’amore della sua vita. La graziosa Maria Rosetti-Tescanu, discendente eccentrica ed infelice di un’importante famiglia di boiari, ha sposato a 18 anni il principe Mihail Cantacuzino, accorgendosi quasi immediatamente che questo le preferiva l’alcool e le altre donne, tra cui la sua stessa sorella, Nellie Rosetti-Tescanu. Già ferita dal suicidio del padre, di una zia e di una nonna, Maria accetta di non divorziare ma moltiplica gli amanti e le stravaganze.

 

Maruca Cantacuzino
Maruca Cantacuzino

 

 

Rimasta vedova nel 1928, Maria potrebbe regolarizzare la sua relazione con Enescu, con il quale ha anche convissuto per un po’ in Svizzera. L’incontro con il (molto) «bad boy» Nae Ionescu, filosofo, giornalista e donnaiolo la trascina in una relazione malata e quando viene lasciata per un’altra donna cerca di uccidersi buttandosi dell’acido in faccia e dandosi fuoco. Sopravvive, ma cade in una profonda depressione che la tiene lontana dalla società per due anni, durante i quali Enescu le resta sempre accanto. Finirà col decidersi a sposarlo nel 1937, contro il parere dei figli che ritengono che un musicista non sia degno di sposare una principessa; insiste però per mantenere il suo nome ed il titolo.

Nei diciott’anni del loro matrimonio George Enescu et Maria Cantacuzino dovranno affrontare dure prove: la guerra, l’esilio nel 1947, la lontananza dalla famiglia, la detenzione dell’unica nipote di Maria (la futura scrittrice Oana Orlea,  accusata di propaganda anticomunista; sarà liberata soltanto dopo che il nonno d’acquisto avrà minacciato di non tornare mai più a suonare in Romania).

Molto legato alle sue origini romene (oltre al Poema Romeno e ad altre opere compone anche una Rapsodia Romena che include un’aria conosciutissima, la Ciocarlia, o Canto dell’Allodola, vero e proprio pezzo di bravura; nella sua veste di direttore d’orchestra fa inoltre conoscere i compositori del suo paese), Enescu è peraltro un artista universale che ha saputo intessere rapporti con tutti coloro che contavano nel mondo della musica. Eugène Ysaÿe, grande violinista e compositore belga amico della regina Elisabetta del Belgio, all’origine di uno dei principali concorsi musicali al mondo, gli dedica la sua Suonata nr. 3 «Ballade».

Enescu muore a Parigi nel 1955 e riposa nel cimitero del Père Lachaise accanto a Maria Cantacuzino. Tre anni dopo la sua morte, nel 1958,  il suo amico direttore d’orchestra George Georgescu organizza in sua memoria il primo Festival Enescu, che oggi si tiene ogni due anni tra Bucarest, Iasi e Sibiu.

3 risposte su “George Enescu e la sua musa”

Che cosa ti è ignoto – Enescu o gli intrighi della grande nobiltà carpatica?

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